Museo di Casal de' Pazzi

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Già durante gli anni dello scavo, una variante del Piano Regolatore Generale del Comune di Roma (fig 01) permise la conservazione di circa 300 mq. di deposito (fig 02), laddove era previsto il passaggio di una strada.
Dopo lo scavo, nel 1986, l'area archeologica fu ricoperta con uno strato di argilla espansa ed uno di gesso per evitarne il naturale degrado (fig 03).
Una ulteriore protezione provvisoria fu poi realizzata in legno ed ondulato plastico, in attesa della vera e propria musealizzazione.
Risale al 1985 il primo progetto di copertura permanente del deposito. La struttura, progettata da G. Morganti (Soprintendenza Archeologica di Roma), fu concepita in funzione della primaria necessità di proteggere il deposito dagli agenti atmosferici e dagli atti vandalici (fig 04).
Nel 1987, con fondi concessi dalla Provincia Di Roma, venne eseguito un primo lotto di lavori, con la direzione tecnica della SAR.
Ma, l’anno successivo, alla loro conclusione, il sito rimase a lungo abbandonato, e perfino occupato da parte di persone senza fissa dimora (fig 05).
Risale a questa data un accordo tra enti, e cioè tra lo Stato, nella figura della Soprintendenza Archeologica di Roma, ed il Comune di Roma (proprietario dell’area) nella figura della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.
Tale accordo delegava all’Ente Terriroriale proprietario (Comune) la musealizzazione del sito.
                                                                                                                   
Purtroppo il passaggio di consegne tra enti ed in particolare la riconsegna dell’area di cantiere dalla Provincia di Roma allo Stato e conseguentemente dallo Stato alla Sovraintendenza Comunale avviene dopo 8 anni, nel 1996.
Si interviene subito con un ripristino dell'area utilizzando le figure professionali e le maestranze del Progetto POLIS (Progetto Interregionale di Lavori Socialmente Utili per Disoccupati di Lunga Durata), che procedono ad una generale pulizia dell'area (fig 06).
Nel frattempo viene rinnovato il progetto originario, ad opera degli architetti T. Rinaldi e G. Barella del comune di Roma (fig 07), che inseriscono nuove aree espositive esterne e inoltre adeguano la struttura alle leggi per l'abbattimento delle barriere architettoniche.
I lavori si svolgono nel corso 1999 e si concludono nel gennaio 2000 (fig 08).

Nel 2001, da marzo a settembre, si svolgono i lavori di restauro del giacimento, secondo un progetto appositamente redatto in collaborazione con l'Istituto Centrale per il Restauro.
Tale intervento ha riguardato sia le rocce tenere che compongono il fondo del fiume, sia i reperti faunistici rimasti in situ (fig 09 e fig 10).
Nel 2001 gli interventi sostanziali per la protezione del sito erano dunque conclusi.
A questi sono seguiti negli anni operazioni monitoraggio e rilevamento dello stato di conservazione del deposito e dei resti faunistici, oltre che di depolveratura e trattamenti di disinfezione, eseguiti con cadenza semestrale ad opera del personale dell’Area Conservazione di Zètema.
Interventi più corposi di consolidamento e restauro sono stati poi eseguiti nell’anno precedente l’inaugurazione 2014/15 su alcuni dei reperti fossili di grandi dimensioni custoditi nel deposito (fig 11 e fig 12).

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